Il settore crittografico si mobilita contro la regolamentazione sulla dichiarazione fiscale del Tesoro degli Stati Uniti

- L'industria delle criptovalute si oppone fermamente alle normative proposte dal Tesoro degli Stati Uniti, che intendono trattare i broker di criptovalute come i tradizionali broker finanziari, sostenendo che ciò soffoca l'innovazione e viola i diritti costituzionali.
- Sono state inviate oltre 124.000 lettere contro la proposta, con preoccupazioni riguardo alla sua ampia portata che potrebbe influenzare la finanza decentralizzata (DeFi) e potenziali problemi di conformità per gli sviluppatori di DeFi e wallet non custodial.
- Sebbene alcuni nel settore riconoscano la necessità di una regolamentazione per contrastare le frodi, si chiede un approccio equilibrato che rispetti la privacy e non ostacoli la natura unica degli asset digitali.
Il settore crittografico sta sollevando una sfida significativa alle proposte di regolamentazione del Tesoro degli Stati Uniti, mirate ad allineare gli standard di dichiarazione delle criptovalute a quelli degli strumenti finanziari tradizionali. I leader del settore sostengono che le regolamentazioni, così come sono attualmente, potrebbero soffocare l'innovazione e violare i diritti costituzionali.
Un'ondata di opposizione
Dopo che il Tesoro, in congiunzione con l'Internal Revenue Service (IRS), ha proposto regolamentazioni ad agosto per trattare i broker di criptovalute in modo simile ai broker tradizionali, la risposta è stata travolgente. Sono arrivate oltre 124.000 lettere, molte provenienti da attori chiave del settore, esprimendo preoccupazioni e obiezioni. Il semplice volume delle risposte, incluse 2.000 negli ultimi due giorni, evidenzia la profondità delle apprensioni del settore.
Marisa Copel, senior counsel per la Blockchain Association, ha articolato la posizione del settore durante un recente audizione dell'IRS. Ha sottolineato che l'ampio ambito della proposta, in particolare verso la finanza decentralizzata (DeFi), è problematico. Secondo Copel, gli sviluppatori di protocolli DeFi e i creatori di wallet non custodial non possono conformarsi a queste regole in modo fattibile, poiché le loro piattaforme facilitano connessioni dirette utente-utente senza agire come intermediari di transazione. La conformità, in questo caso, richiederebbe l'abbandono della tecnologia decentralizzata che definisce la loro unicità. Copel ha avvertito che questo potrebbe spingere i progetti decentralizzati basati negli Stati Uniti all'estero o costringerli a cessare le operazioni del tutto.
Ulteriormente complicando la situazione ci sono le preoccupazioni costituzionali sollevate dalla proposta, incluse definizioni vaghe e questioni sulla privacy. Copel ha esortato un approccio più graduale, iniziando con le piattaforme di scambio centralizzate prima di coinvolgere i partecipanti DeFi per trovare soluzioni funzionanti.
Una chiamata per una regolamentazione equilibrata
Mentre il settore crittografico si oppone in gran parte alle regolamentazioni proposte, alcune voci all'interno del settore riconoscono la necessità di una supervisione. Ryan Leverett, un preparatore fiscale in una piccola impresa, ha sottolineato durante l'audizione la prevalenza di cattivi attori nello spazio crittografico. Leverett ha evidenziato esempi famosi come FTX, dove una regolamentazione ridotta ha permesso una significativa sfruttamento di clienti e investitori. Ha sostenuto che la regolamentazione proposta è un passo verso il contenimento del "Far West" delle attività digitali.
Il Defi Education Fund, nella sua lettera, ha criticato la proposta per aver esteso la definizione di broker oltre i limiti costituzionali, potenzialmente trattando ogni partecipante alla blockchain come un broker. Il CEO Miller Whitehouse-Levine ha descritto la proposta come "confusa, auto-contraddittoria e fuorviante", suggerendo che mina l'intento del Congresso e le protezioni costituzionali.
I singoli rispondenti hanno anche espresso le loro opinioni, con alcuni che difendono un equilibrio tra trasparenza e privacy. Il consenso tra queste voci è la necessità di regolamentazioni che rispettino le informazioni personali garantendo al contempo l'integrità e la sicurezza delle transazioni di attività digitali.
Le regolamentazioni proposte dal Tesoro hanno innescato un dibattito cruciale sul futuro della regolamentazione delle criptovalute. Sebbene ci sia un accordo generale sulla necessità di una supervisione per prevenire le frodi e migliorare l'integrità del mercato, il settore crittografico insiste sul fatto che le regolamentazioni devono essere sfumate e adattate alla natura unica delle attività digitali. La sfida per i regolatori sarà trovare un equilibrio che tuteli sia il potenziale innovativo delle criptovalute sia i diritti e la privacy delle persone che partecipano al settore crittografico.
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Damilola Lawrence
Damilola Lawrence si occupa di notizie sui mercati crypto e tecnologici da oltre 5 anni. In precedenza ha condiviso approfondimenti e analisi sul mondo crypto per TheShibMagazine, CryptoMode, Qweens Magazine e The Recording Academy prima di passare al Web3. Presso Cryptopolitan è specialista nelle previsioni dei prezzi delle criptovalute. Dopo aver conseguito la laurea triennale, sta seguendo un master in Cybersecurity IT presso l'Università Maria Curie-Skłodowska.
















