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Scrittori di saggistica citano in giudizio OpenAI e Microsoft per violazione del copyright

DiBrian KoomeBrian Koome 3 min di lettura
pone il pubblico del piano gratuito di ChatGPT a più di 1 miliardo di utenti attivi settimanali, e il modello pubblicitario è ciò che aiuta a mantenere in funzione la versione gratuita.

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  • Scrittori di saggistica intentano una causa contro OpenAI e Microsoft per presunta violazione del diritto d'autore, affermando che le loro opere sono state utilizzate senza autorizzazione per addestrare ChatGPT.
  • Gli autori sostengono che OpenAI e Microsoft abbiano ignorato le leggi sul copyright, sfruttando la loro proprietà intellettuale senza alcun compenso per il tempo e le risorse investiti nella creazione delle loro opere.
  • L'azione legale richiede il risarcimento dei danni e un'inibitoria, contribuendo al dibattito in corso sulle questioni relative al diritto d'autore nell'evolving campo della tecnologia AI.

In un recente sviluppo legale, un gruppo di scrittori di saggistica ha avviato una causa collettiva contro OpenAI e Microsoft, accusandoli di aver utilizzato non autorizzato il loro materiale protetto da copyright per addestrare il chatbot AI ChatGPT. La causa, guidata da Julian Sancton, autore del bestseller del New York Times "Madhouse at the End of the Earth: The Belgica’s Journey Into the Dark Antarctic", afferma che OpenAI e Microsoft hanno ignorato le leggi sul copyright per il proprio guadagno finanziario, costruendo un business valutato in decine di miliardi di dollari sulle opere combinate dell'umanità senza il dovuto consenso.

Accuse di palese violazione del copyright

La causa, presentata dallo studio legale Susman Godfrey LLP, sostiene che OpenAI e Microsoft abbiano ignorato le leggi sul copyright, sfruttando la proprietà intellettuale degli autori senza compensazione. I querelanti sostengono che l'ampio tempo, sforzo e risorse finanziarie investiti dagli autori nella creazione delle loro opere vengono utilizzati senza permesso. Sancton, ad esempio, ha trascorso cinque anni e decine di migliaia di dollari a condurre ricerche per il suo libro bestseller, che ora fa parte del dataset utilizzato per addestrare ChatGPT.

Sfruttamento dell'espressione protetta

La causa sostiene che nell'addestramento dei loro modelli AI, OpenAI e Microsoft abbiano riprodotto materiale protetto da copyright, sfruttando elementi di espressione protetta come stile, scelta delle parole e disposizione dei fatti. I querelanti affermano che ciò costituisce una violazione dell'essenza stessa della protezione del copyright. Nonostante il sostanziale valore attribuito a OpenAI, gli autori sostengono che né OpenAI né Microsoft li compensano per la loro proprietà intellettuale, definendo la piattaforma OpenAI come impegnata in un "furto dilagante" di opere protette da copyright.

Risarcimenti e restituzione richiesti

I querelanti stanno cercando danni, restituzione e un'inibizione per fermare permanentemente la presunta violazione dei loro diritti. La causa si posiziona come parte di una sfida legale più ampia contro l'uso di materiale protetto da copyright nelle piattaforme AI, riconoscendo che, sebbene non sia stata ottenuta una vittoria chiara nei casi precedenti, potrebbero stabilire un precedente per le future rivendicazioni. È notevole che questo caso sia unico nel nominare Microsoft insieme a OpenAI come convenuti, evidenziando la complessa relazione tra le due aziende.

Paesaggio legale e casi precendenti

Il paesaggio legale relativo all'AI e alla violazione del copyright è in evoluzione, con diversi casi che sfidano l'uso di materiale protetto da copyright nei contenuti generati dall'AI. È notevole che un giudice di distretto in un caso separato contro i fornitori di servizi di immagini generate dall'AI abbia riconosciuto il potenziale per una futura vittoria per i richiedenti il copyright, aprendo la strada a una valutazione sfumata delle violazioni del copyright nel contesto dell'AI.

Allo stesso modo, una causa collettiva contro l'assistente di codifica AI-driven Copilot di GitHub mette in discussione la legalità dell'addestramento dell'AI sui repository pubblici di GitHub. L'esito di questo caso, presentato a nome di potenzialmente milioni di programmatori, è attualmente in sospeso, riflettendo il dibattito in corso sull'intersezione tra tecnologia, in particolare l'AI, e i diritti di proprietà intellettuale.

Opinione pubblica ed evoluzione tecnologica

Mentre si svolgono le battaglie legali, l'opinione pubblica rimane divisa sulla validità delle cause per violazione del copyright nel rapidly evolving landscape della tecnologia, in particolare l'AI. Il caso contro OpenAI e Microsoft si aggiunge a una serie di sfide legali che mettono in discussione i confini etici e legali delle applicazioni AI. Man mano che la tecnologia continua ad avanzare, queste battaglie legali potrebbero plasmare il futuro quadro per la protezione della proprietà intellettuale nell'era digitale.

In risposta alle richieste di commenti, né Microsoft né OpenAI hanno immediatamente rilasciato dichiarazioni, lasciando incerto l'esito della causa e il suo potenziale impatto sull'industria dell'AI. La causa collettiva, con la sua combinazione unica di autori e giganti della tecnologia, aggiunge complessità al discorso in corso sulla violazione del copyright nel dominio dell'AI.

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Brian Koome

Brian Koome

Brian Koome vanta oltre sette anni di esperienza nella reportistica su blockchain e criptovalute, essendo attivo nel settore dal 2017. Ha contribuito a pubblicazioni leader, tra cui BlockToday.com. Inoltre, ha sviluppato il corso Ethereum 101 per BitDegree.org prima di unirsi a Cryptopolitan come scrittore a tempo pieno. Brian si occupa di guide evergreen (EG), approfondimenti, interviste e analisi dei prezzi. Il suo focus su DeFi, innovazione blockchain e progetti crypto emergenti affascina i lettori.

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