Secondo recenti resoconti il Venezuela ha preso l'iniziativa interrompendo le attività di mining di criptovalute in tutto il Paese. Il Ministero dell'Energia Elettrica afferma che questa drastica misura è essenziale per gestire il mostruoso consumo di elettricità e garantire un'erogazione di energia elettrica costante per tutti.
Disconnessione immediata delle mining farm
Venerdì ha segnato una svolta: il Ministero dell'Energia Elettrica venezuelano (MPPPE) ha lanciato un rigoroso piano di controllo mirato agli utenti ad alto consumo energetico, in particolare ai minatori di criptovalute.
Il MPPPE ha dichiarato su Instagram: "Stiamo isolando tutte le aziende di mining di criptovalute dal sistema elettrico nazionale"
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Il loro obiettivo? Frenare l'impennata della domanda e mantenere un servizio affidabile ed efficiente in tutto il Venezuela. Questo annuncio è arrivato subito dopo che le autorità hanno sequestrato oltre 2.000 unità di mining di criptovalute a Maracay, dando il via a una severa repressione.
Le azioni del governo causano una crisi energetica dilagante
La difficoltà del Venezuela con l'elettricità non è una novità. Il Paese è in difficoltà dal 2009, toccando il punto più basso nel 2019 con massicci blackout. Queste interruzioni hanno sconvolto la vita e le attività economiche, lasciando spesso le città al buio per giorni. Il governo attribuisce parte della colpa al sabotaggio, ma riconosce anche la disperata necessità di ammodernare il sistema.
Nonostante queste difficoltà, Rafael Lacava, governatore di Carabobo, ha esortato i cittadini a denunciare le attività minerarie illegali. In un appello pubblico, ha dichiarato:
"Se vedete una casa che sapete essere impegnata nel mining di criptovalute, dite a quella persona di chiudere l'attività, o semplicemente segnalatelo direttamente. Perché stanno prelevando energia direttamente dalla rete per guadagnare qualcosa. E noi rimarremo senza elettricità se non la smettono."
Ha aggiunto che queste fattorie consumano così tanta energia che le luci potrebbero spegnersi completamente in caso di blackout a livello nazionale.
Pratiche corrotte nei ministeri governativi
Nonostante queste misure, la repressione porta con sé una serie di problemi di corruzione. Lo scorso anno, il governo venezuelano ha preso di mira le attività corrotte all'interno di importanti istituzioni statali come Petróleos de Venezuela (PDVSA) e la Sovrintendenza Nazionale delle Criptovalute (Sunacrip), portando a numerosi arresti.
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In particolare, Joselit Ramírez di Sunacrip e Tareck El Aissami, ex ministro del petrolio, sono stati arrestati per gravi accuse, tra cui tradimento e abuso di potere.
Con l'evolversi della situazione, l'Osservatorio venezuelano dei conflitti sociali ha segnalato oltre 200 proteste scatenate dalle frequenti interruzioni di corrente nei primi mesi dell'anno, evidenziando la frustrazione della popolazione e il pessimo stato delle infrastrutture elettriche del Venezuela.
Il Venezuela impone il divieto di mining di criptovalute a causa dell'elevato consumo di energia