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Grandi banche Usa bloccano agenti AI di terze parti dopo accessi non autorizzati ai conti

DiOpeyemi OlanrewajuOpeyemi Olanrewaju 3 min di lettura
Le banche statunitensi segnalano la presenza di agenti AI non autorizzati nei loro sistemi e nei conti dei clienti
  • Le principali banche statunitensi, tra cui Morgan Stanley, JPMorgan, Bank of America, Citi e Wells Fargo, hanno rilevato la presenza di agenti AI terzi non autorizzati all'interno degli account dei clienti e stanno limitando o bloccando tale accesso, come riportato da Axios.
  • Ciò interessa chiunque colleghi un assistente AI alle proprie credenziali bancarie, poiché le istituzioni creditizie faticano a distinguere in modo affidabile gli utenti autorizzati dai bot e temono che gli agenti possano movimentare fondi senza autorizzazione.
  • La maggior parte delle banche si sta orientando verso un accesso in sola lettura, che consente agli agenti di visualizzare i dati ma non di effettuare transazioni.

Diverse grandi banche statunitensi hanno individuato numerosi agenti AI di terze parti non verificati operanti all’interno degli account dei clienti; alcuni di questi agenti eseguono azioni apparentemente indipendenti dalle richieste dell’utente, come riportato da Axios. Questa scoperta è cruciale per gli utenti che collegano i propri conti bancari ad assistenti AI, poiché le banche stanno ora bloccando tale accesso per tutelare il denaro dei clienti.

Agenti che accedono alle banche statunitensi utilizzando credenziali reali dei clienti

Il problema di fondo, secondo Axios, è che gli agenti AI stanno ottenendo l'accesso a queste banche statunitensi utilizzando le credenziali di accesso fornite direttamente dagli utenti. Questa azione viola le normative della maggior parte di queste banche, che richiedono che i titolari degli account effettuino l'accesso autonomamente.

Anche quando l’utente concede esplicitamente il permesso agli agenti, i dirigenti temono le effettive capacità di questi sistemi. Un cliente che autorizza un agente ad acquistare beni o trasferire denaro potrebbe incorrere in errori o seguire istruzioni autonome dannose, con il rischio di svuotare o deviare indebitamente i fondi.

Le banche hanno inoltre segnalato agenti AI che contattano i centri di assistenza clienti. In alcuni casi, tali agenti sembravano agire spontaneamente, senza una richiesta diretta da parte degli utenti. Un rappresentante del settore bancario ha dichiarato che l’industria nutre profonde preoccupazioni riguardo all’accesso degli agenti AI agli account e alla loro capacità di prendere decisioni che potrebbero influire sul denaro dei clienti.

Morgan Stanley inizia a bloccare l’accesso, seguita da altre banche

Morgan Stanley sta ora bloccando gli agenti di terze parti dalle sue piattaforme, hanno riferito fonti ad Axios. JPMorgan, Bank of America e Citi si sono uniti per restringere l'accesso degli agenti. Wells Fargo è anch'essa una delle banche che lavora per contenere questo nuovo rischio.

Le banche hanno risposto in modi diversi. Chase ha avvertito i clienti di non condividere mai le credenziali di accesso con nessuno. Morgan Stanley ha dichiarato di non aver riscontrato casi di agenti AI che accedono ai propri sistemi senza autorizzazione.

Le banche stanno modificando le proprie regole e limitando gli strumenti esterni che automatizzano le attività, mentre cercano di stabilire se un agente AI stia seguendo la richiesta di un utente o agendo autonomamente.

L'accesso in sola lettura considerato come via di mezzo

La maggior parte di queste banche statunitensi si sta orientando verso un accesso in sola lettura. Ciò consente agli agenti AI di visualizzare i saldi dei conti e la cronologia delle transazioni senza avere la capacità di apportare modifiche o trasferire denaro. Questa soluzione è simile al modo in cui le banche collaborano con app di budgeting come Quicken.

I dirigenti bancari hanno dichiarato ad Axios che si prevede un aumento dell'utilizzo di assistenti AI da parte dei clienti, quindi le banche non intendono bloccarli definitivamente. Per il momento, ritengono che concedere a questi strumenti un accesso completo sia troppo rischioso.

Un problema è che le banche spesso non riescono a distinguere se stanno interagendo con una persona o con un bot. Faticano inoltre a stabilire se un agente AI abbia l'autorizzazione del titolare del conto o se stia accedendovi senza approvazione.

Perché questo viene interpretato come una lacuna normativa e non come una violazione

La questione riguarda principalmente la gestione del rischio e il rispetto delle normative da parte delle banche statunitensi, piuttosto che il suo impatto sui guadagni. Una violazione della sicurezza potrebbe comportare perdite finanziarie dirette e cause legali. Tuttavia, quando un tool AI legittimo utilizza in modo improprio le credenziali di accesso, il problema diventa più focalizzato sulle lacune nelle politiche bancarie.

I precedenti incidenti di sicurezza nelle banche hanno spesso seguito uno schema simile: una prima notizia, seguita dalle spiegazioni delle banche sulle loro misure di sicurezza. Successivamente, i regolatori esaminano se le norme esistenti coprano l'accesso degli agenti AI ai conti e la verifica della loro identità.

Fonti hanno dichiarato ad Axios che le banche statunitensi stanno investendo in misure di sicurezza e piani di emergenza per bloccare o ripristinare rapidamente l'accesso dei clienti in caso di peggioramento di un incidente coinvolgente un agente AI.

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Disclaimer. Le informazioni fornite non costituiscono consulenza finanziaria. Cryptopolitan.com non si assume alcuna responsabilità per eventuali investimenti basati sulle informazioni presenti in questa pagina. Si raccomanda vivamente di effettuare ricerche autonome e/o consultare un professionista qualificato prima di prendere qualsiasi decisione di investimento.

Opeyemi Olanrewaju

Opeyemi Olanrewaju

Opeyemi è specializzato nella creazione e nel perfezionamento di contenuti di alta qualità focalizzati su criptovalute, mercati finanziari globali ed economia. Si è laureato presso l'Università di Ibadan con una laurea in Medicina (MBBS). Ha lavorato come Caporedattore della pubblicazione editoriale del suo Ateneo e precedentemente presso CFA. Da oltre sei anni, si occupa di salvaguardare l'unicità dei contenuti in qualità di redattore capo per Cryptopolitan.

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