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Il FMI condivide ciò che pensa potrebbe far crollare l'economia globale

DiJai HamidJai Hamid
Tempo di lettura: 3 minuti.
Il FMI condivide ciò che pensa potrebbe far crollare l'economia globale
  • Il FMI avverte che il defifiscale degli Stati Uniti e le tensioni in Medio Oriente potrebbero destabilizzare l'economia globale.
  • Si prevede che il prossimo anno gli Stati Uniti avranno un defifiscale del 7,1%, tre volte superiore a quello delle altre economie avanzate.
  • Sono emerse preoccupazioni anche per quanto riguarda il debito pubblico cinese, in un contesto di crisi immobiliare e di domanda debole.

Il Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha segnalato il defifiscale degli Stati Uniti come una grave minaccia per l'economia globale. L'organizzazione ha anche espresso preoccupazione per l'escalation delle tensioni in Medio Oriente, sottolineando il potenziale di queste situazioni di destabilizzazione dei mercati internazionali.

Sfide fiscali e impatti globali

Secondo il Fiscal Monitor, si prevede che il defisalirà al 7,1% il prossimo anno. Questa cifra è notevolmente tre volte superiore alla media delle altre economie avanzate, segnalando un significativo squilibrio che potrebbe ripple a livello globale.

Allo stesso modo, il FMI ha evidenziato le problematiche in Cina, dove il governo è alle prese con una duplice minaccia: un indebolimento della domanda e una crisi immobiliare in corso. Queste sfide economiche non si limitano a Stati Uniti e Cina; anche Regno Unito e Italia sono sulla graticola per correggere le loro discrepanze di spesa e di entrate.

L'ansia degli investitori sta aumentando con l'avvicinarsi del 2025, un anno potenzialmente importante per le politiche fiscali statunitensi. I personaggi politici statunitensi stanno alimentando queste preoccupazioni, con Donald Trump che ha dichiarato che renderebbe permanenti i tagli fiscali del 2017 se rieletto, mentre le attuali politiche democratiche sono state criticate per la spesa eccessiva in sanità e previdenza sociale.

del FMI World Economic Outlook ha indicato gli Stati Uniti come un motore cruciale della crescita economica globale per quest'anno, stimando un tasso di crescita del 2,7%, il doppio di quello di qualsiasi altro Paese del G7. Nonostante queste prospettive positive, il FMI ha messo in guardia contro la persistenza dell'inflazione, che potrebbe ostacolare la capacità della Federal Reserve di ridurre i tassi di interesse, una situazione riconosciuta anche dal presidente della Fed, Jay Powell.

I recenti picchi delle vendite al dettaglio suggeriscono che la Fed potrebbe ridurre i tagli ai tassi, il che ha provocato onde d'urto nei mercati finanziari globali, causando perdite significative negli indici azionari europei.

Tensioni in Medio Oriente e ricadute economiche

L'indice Vix, spesso definito "l'indicatore della paura" di Wall Street, è salito a livelli mai visti dai tempi del conflitto scatenato da Hamas a Gaza, segnalando una crescente apprensione dei mercati per la stabilità in Medio Oriente. Il FMI ha avvertito che il conflitto tra Israele e Hamas potrebbe avere effetti duraturi sull'economia del Medio Oriente e del Nord Africa, con l'economia di Gaza descritta come "spazzata via" e impatti significativi anche in Cisgiordania.

Per il 2024, il FMI prevede che il tasso di crescita in Medio Oriente e Nord Africa, incluso il Pakistan, rallenterà al 2,6%, in calo rispetto alla precedente previsione del 3,3%. Le attuali turbolenze politiche hanno iniettato un elevato livello di incertezza in questi mercati.

L'attacco del 7 ottobre da parte di Hamas e le successive risposte militari hanno causato migliaia di vittime e aggravato l'instabilità regionale. Questa agitazione si è estesa alla regione più ampia, con l'Iran che ha condotto il suo primo attacco diretto contro Israele in rappresaglia per un raid aereo israeliano, inasprendo ulteriormente le tensioni regionali.

Il settore turistico nel Levante ha subito un duro colpo, con numerose cancellazioni segnalate in Giordania e Libano. Inoltre, le attività dei ribelli Houthi nel Mar Rosso hanno interrotto importanti rotte commerciali marittime, riducendo drasticamente il traffico attraverso il Canale di Suez e quadruplicando i costi di spedizione dalla Cina al Mediterraneo.

Le economie di Giordania ed Egitto hanno dimostrato resilienza, supportate dagli aiuti finanziari del FMI, in netto contrasto con la situazione economica del Libano. Gli stati più ricchi del Golfo, come l'Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti, hanno gestito meglio la situazione grazie alle loro fonti di reddito diversificate e alla produzione petrolifera controllata, sebbene debbano ancora affrontare un rallentamento della crescita economica.

Jihad Azour, del dipartimento Medio Oriente e Asia Centrale del FMI, ha sottolineato che l'erosione della stabilità rappresenta un serio rischio per le prospettive economiche a medio termine della regione, citando le prolungate interruzioni degli scambi commerciali come una delle principali preoccupazioni. Ha sottolineato che i tassi di disoccupazione tra i giovani sono allarmanti, con una crescita complessiva inferiore alle medie storiche.

I conflitti in corso, aggravati dalla pandemia di COVID-19 e da altre crisi globali, hanno ostacolato la ripresa economica in Medio Oriente, con la crescita dello scorso anno ferma all'1,6%. Kristalina Georgieva del FMI ha osservato che la situazione drammatica in Sudan e Yemen, aggravata da conflitti globali come quelli in Ucraina e Gaza, continua a richiedere tutto il sostegno e l'attenzione internazionale possibili.

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Jai Hamid

Jai Hamid

Jai Hamid si occupa di criptovalute, mercati azionari, tecnologia, economia globale ed eventi geopolitici che influenzano i mercati da sei anni. Ha collaborato con pubblicazioni specializzate in blockchain, tra cui AMB Crypto, Coin Edition e CryptoTale, realizzando analisi di mercato, reportage su importanti aziende, normative e tendenze macroeconomiche. Ha frequentato la London School of Journalism e ha condiviso per tre volte le sue analisi sul mercato delle criptovalute su una delle principali emittenti televisive africane.

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