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La legge UE sull'intelligenza artificiale incontra la reazione negativa degli stakeholder del settore tecnologico

DiBrian KoomeBrian Koome
Tempo di lettura: 2 minuti.
Unione Europea
  • La legge UE sull'intelligenza artificiale solleva preoccupazioni per le startup tecnologiche, in quanto potrebbero derivare danni derivanti da requisiti aggiuntivi basati su fattori di rischio.
  • Le startup di intelligenza artificiale ad alto rischio si trovano ad affrontare uno sviluppo più lento, costi più elevati, con un impatto negativo sull'innovazione e sulla concorrenza globale.
  • La resistenza alla legge UE sull'intelligenza artificiale e la richiesta di "autoregolamentazione obbligatoria" da parte delle principali economie dell'UE riflettono i dibattiti in corso sull'equilibrio tra la regolamentazione dell'intelligenza artificiale e il progresso.

Gli stakeholder del settore tecnologico stanno sollevando preoccupazioni circa le potenziali conseguenze dell'imminente UE sull'intelligenza artificiale, avvertendo che potrebbe soffocare l'innovazione e far sparire le startup di intelligenza artificiale.

Le normative proposte classificano i modelli di intelligenza artificiale in base ai loro fattori di rischio, con requisiti aggiuntivi per le startup che sviluppano modelli di base ad alto rischio. Il gruppo di policy tecnologico DigitalEurope sottolinea l'importanza di consentire alle aziende, in particolare alle startup, di sfruttare i modelli di base per l'innovazione e la competitività a lungo termine su scala globale.

Sfide per le startup di intelligenza artificiale nell'ambito della legge UE sull'intelligenza artificiale

Il gruppo di policy tecnologico DigitalEurope ha rilasciato una dichiarazione congiunta in cui mette in guardia dal fatto che la legge UE sull'intelligenza artificiale, nella sua forma attuale, potrebbe avere un impatto negativo sulle startup di intelligenza artificiale. La legge classifica i modelli di intelligenza artificiale in base al rischio, che va da "minimo" a "inaccettabile" e "alto". Le startup che si occupano di modelli di base ad alto rischio sarebbero gravate da obblighi aggiuntivi, tra cui la rendicontazione periodica sulla qualità dei dati e degli algoritmi. 

Ciò potrebbe comportare costi più elevati e un ritmo di sviluppo più lento, ostacolando potenzialmente l'innovazione e la concorrenza con le controparti globali.

DigitalEurope sostiene che limitare l'uso di modelli di base potrebbe ostacolare la crescita di nuovi attori nel settore dell'intelligenza artificiale. La dichiarazione sottolinea la necessità per l'Europa di promuovere l'innovazione e diventare una potenza digitale globale. 

Il gruppo sostiene che la capacità delle aziende europee di implementare l'intelligenza artificiale in settori chiave, come la tecnologia verde, la sanità, la produzione manifatturiera e l'energia, è fondamentale per la competitività e la stabilità finanziaria del continente.

I critici dell'Atto UE sull'IA evidenziano i potenziali oneri finanziari per le piccole imprese. I dati raccolti dalla Commissione Europea indicano che i costi di conformità per una piccola o media impresa che lancia un singolo prodotto basato sull'IA potrebbero aggirarsi intorno ai 300.000 euro. Itracsostengono che tali costi potrebbero diventare insostenibili per le piccole imprese, ostacolandone la partecipazione al panorama dell'IA.

La risposta di DigitalEurope all'accordo degli Stati membri

La resistenza all'Atto UE sull'IA rientra in un dialogo continuo tra autorità di regolamentazione e stakeholder del settore. L'atto è stato oggetto di forti critiche per il suo potenziale impatto negativo sull'innovazione in tutta Europa. 

In particolare, la comunità open source ha espresso preoccupazione per la regolamentazione, avvertendo che potrebbe compromettere lo sviluppo dell'intelligenza artificiale open source. Importanti aziende tecnologiche, tra cui GitHub e Hugging Face, hanno pubblicato un documento programmatico in cui sollecitano defipiù concise dei componenti dell'intelligenza artificiale e un maggiore supporto per lo sviluppo open source.

Di recente, tre delle maggiori economie dell'UE – Francia, Germania e Italia – hanno firmato un accordo congiunto che prevede l'"autoregolamentazione obbligatoria" dei modelli di base. Questo accordo suggerisce una divergenza di opinioni all'interno degli Stati membri dell'UE sul miglior approccio alla regolamentazione dell'IA. 

Il documento congiunto del trio sottolinea l'importanza di stabilire codici di condotta volontari e di rivedere l'attenzione sulla distinzione tra la regolamentazione dell'uso degli strumenti di intelligenza artificiale nella società e la regolamentazione delle tecnologie di intelligenza artificiale stesse.

DigitalEurope ha accolto con favore l'accordo congiunto delle tre principali economie dell'UE come un passo positivo. Il gruppo di esperti in politica tecnologica lo considera un passo avanti per limitare l'ambito di applicazione dei modelli di base agli standard di trasparenza. Il gruppo sottolinea che la legge sull'IA non deve regolamentare ogni nuova tecnologia e sostiene l'obiettivo originale di concentrarsi sugli usi ad alto rischio piuttosto che su tecnologie specifiche.

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Brian Koome

Brian Koome

Brian Koome vanta oltre sette anni di esperienza nel giornalismo blockchain e sulle criptovalute, essendo attivo nel settore dal 2017. Ha collaborato con importanti pubblicazioni, tra cui BlockToday.com. Inoltre, ha sviluppato il corso Ethereum 101 per BitDegree.org prima di entrare a far parte Cryptopolitan come redattore a tempo pieno. Brian si occupa di guide sempre aggiornate (Evergreen Guides - EG), approfondimenti, interviste e analisi dei prezzi. La sua attenzione alla DeFi, all'innovazione blockchain e ai progetti crypto emergenti è molto apprezzata dai lettori.

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