Gli economisti prevedono che la Federal Reserve taglierà gradualmente i tassi di interesse il prossimo anno, adottando un approccio cauto, dato che l'inflazione rimane persistente e la nuova amministrazione Trump introduce nuove politiche.
Un sondaggio condotto tra 83 economisti dal 15 al 20 novembre mostra che le aspettative di inflazione e crescita economica nel 2025 sono state riviste al rialzo, costringendo la Fed a evitare aggiustamenti aggressivi dei tassi.
Si prevede ora che l'indice dei prezzi delle spese per consumi personali (PCE), la misura preferita dalla Fed per tracl'inflazione, aumenterà in media del 2,3% nel 2025, in leggero aumento rispetto alla stima del 2,2% del mese scorso.
Gli economisti prevedono inoltre che le pressioni inflazionistiche rimarranno stabili fino al primo trimestre del 2025, trainate dallatronspesa dei consumatori e dai cambiamenti politici della nuova amministrazione. "Abbiamo leggermente modificato le previsioni di inflazione a causa dei previsti aumenti tariffari", ha affermato Kathy Bostjancic, capo economista di Nationwide Mutual Insurance Co.
I dazi e le politiche economiche di Trump aumentano la pressione
Le politiche proposte da Trump, tra cui dazi elevati e tagli fiscali, hanno amplificato le preoccupazioni sull'inflazione. Gli economisti si stanno già preparando a un aumento del 30% dei dazi sulle importazioni cinesi, e ildenteletto sta anche valutando un dazio del 20% su tutte le importazioni.
Si prevede che queste misure faranno aumentare i prezzi per consumatori e imprese. Oltre ai dazi, le politiche di espulsione di massa e le riforme fiscali volte a stimolare la domanda potrebbero alimentare ulteriormente l'inflazione.
L'indagine di Bloomberg ha rilevato che le aziende si stanno affrettando ad accumulare beni prima che i dazi entrino in vigore, con importazioni previste in aumento fino all'inizio del 2025.
Anche le previsioni di crescita economica sono cambiate. Si prevede ora che il prodotto interno lordo (PIL) crescerà del 2% nel 2025, rispetto alle precedenti previsioni dell'1,8%.
Le prospettive migliorate derivano da un previsto aumento della spesa e degli investimenti aziendali, in particolare nei settori che hanno ritardato l'espansione a causa dell'incertezza politica nel 2024.
"Ora le aziende hanno più chiarezza e molte probabilmente ricominceranno a spendere", ha affermato James Knightley, capo economista internazionale di ING.
La Federal Reserve, tuttavia, appare cauta. Sebbene un taglio dei tassi a dicembre sia ancora ampiamente previsto, i funzionari della Fed hanno segnalato che potrebbero sospendere i tagli a gennaio, mantenendo i tassi entro un intervallo compreso tra il 3,25% e il 3,5% per gran parte del 2025. Gli investitori si sono adeguati a questa posizione, con i mercati dei futures che hanno ridotto le aspettative di sostanziali riduzioni dei tassi il prossimo anno.
Resilienza del mercato del lavoro e inflazione rigida
Il mercato del lavoro statunitense rimane un pilastro dell'approccio misurato della Fed. La crescita dei salari, pur rallentando, dovrebbe raggiungere una media di 126.000 posti di lavoro al mese nel 2025, rispetto ai 172.000 di quest'anno. I tassi di disoccupazione rimangono bassi e la costante creazione di posti di lavoro ha dato alla banca centrale un po' di respiro per rinviare un allentamento monetario aggressivo.
L'inflazione, tuttavia, continua a complicare le cose. La lettura del PCE di ottobre, un indicatore chiave per la Fed, ha mostrato un aumento dello 0,3% dei prezzi core su base mensile, con un aumento del 2,8% su base annua. Il Presidente Jay Powell ha recentemente definito l'andamento dell'inflazione "a fasi alterne", mettendo in guardia dal sopravvalutare i progressi.
Anche gli economisti della Deutsche Bank hanno rivisto le loro previsioni, prevedendo che l'inflazione PCE si attesterà o supererà il 2,5% per tutto il 2025 a causa delle pressioni tariffarie.
Gli investitori hanno risposto a queste realtà ridimensionando le aspettative di tagli dei tassi. I dati del mercato dei future indicano solo il 10% di probabilità che i tassi scendano di un intero punto percentuale entro la metà del 2025, un netto calo rispetto alla probabilità del 50% segnalata quattro settimane fa.
La probabilità di un taglio di un quarto di punto a dicembre è ancora del 60%, ma l'ottimismo generale circa tagli più profondi è svanito.
Dinamiche globali e incertezza economica
Le preoccupazioni inflazionistiche non si limitano agli Stati Uniti. Anche la Banca Centrale Europea (BCE) sta affrontando problemi simili. L'inflazione nell'Eurozona è balzata al 2,4% a ottobre, rispetto all'1,8% del mese precedente, alimentando le aspettative di tagli dei tassi a dicembre.
Si prevede che l'inflazione di fondo salirà al 2,8% su base annua. Nonostante queste pressioni, la debole attività economica in tutta l'Unione ha aumentato la probabilità di una riduzione del tasso di interesse più significativa, pari a 0,5 punti percentuali.
Dean Turner, economista di UBS, ha sottolineato che la debole crescita costringerà probabilmente la BCE a concentrarsi maggiormente sul sostegno economico piuttosto che sul controllo dell'inflazione. Gli analisti di Danske Bank hanno condiviso questo sentimento, prevedendo che la moderazione dell'inflazione mensile potrebbe aprire la strada a ulteriori tagli nel 2025.
Negli Stati Uniti, la combinazione di un'inflazione elevata, una crescita resiliente dell'occupazione e una transizione politica ha creato uno scenario complesso per la Fed. Le proposte politiche di Trump, in particolare i dazi e le modifiche fiscali, rimangono le variabili imprevedibili nelle previsioni economiche.

