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La battaglia solitaria del Regno Unito per gli ETF cripto in mezzo all'accettazione globale

DiJai HamidJai Hamid 3 min di lettura
La solitaria battaglia del Regno Unito per gli ETF sulle criptovalute nell'era dell'accettazione globale
  • Il Regno Unito rimane uno dei pochi mercati globali principali a non approvare l'accesso al dettaglio agli ETF sulle criptovalute, nonostante l'ampia accettazione globale.
  • L'Autorità di Condotta Finanziaria del Regno Unito (FCA) ha vietato la vendita al dettaglio di derivati legati alle criptovalute, inclusi gli ETF, citando i rischi derivanti da prodotti altamente leverage.
  • Gli esperti del settore criticano la posizione del Regno Unito, sottolineando l'incoerenza nel consentire il trading diretto di criptovalute mentre si vietano i prodotti di investimento in criptovalute regolamentati.

Il panorama finanziario del Regno Unito assomiglia sempre più a un vecchio pub in una città fantasma, soprattutto per quanto riguarda i prodotti negoziati in borsa (ETP) legati alle criptovalute. Mentre paesi di tutto il mondo, inclusi i soliti noti come l'Europa continentale Europe, l'Australia, il Brasile, il Canada e recentemente gli Stati Uniti, spalancano le braccia agli ETF sulle criptovalute, il Regno Unito rimane distaccato, quasi avesse paura di contrarre il "virus" delle cripto. La situazione diventa ancora più ironica considerando il sostegno espresso dal Primo Ministro Rishi Sunak affinché il Regno Unito diventasse un rifugio per le criptovalute. Nonostante il suo impegno a favore di un quadro normativo che favorisca il settore delle criptovalute in Gran Bretagna, il Regno Unito si rifiuta ostinatamente di permettere anche ai piccoli investitori di accedere agli ETP su criptovalute quotati all'estero.

Questa posizione peculiare del Regno Unito diventa lampante con l'ingresso trionfale di 10 ETF spot su bitcoin a Wall Street, gestiti dai nomi più importanti del mondo finanziario come BlackRock, Invesco e Fidelity. Questa mossa non solo evidenzia la deviazione del Regno Unito dai centri finanziari globali, ma mette anche in luce la sua riluttanza a evolversi con i tempi.

La camminata sul filo del rasoio della FCA

La radice di questo freddo trattamento cripto può essere fatta risalire al 2021, quando l'Autorità di condotta finanziaria (FCA) del Regno Unito ha sbattuto la porta sulla vendita di derivati legati alle criptovalute, inclusi i prodotti exchange-traded, agli investitori al dettaglio. Le loro preoccupazioni erano principalmente focalizzate sui prodotti con leva, come i contratti per differenza, che offrono una leva sbalorditiva di 100 volte su bitcoin, una token già nota per la sua natura altalenante. Tuttavia, questo divieto ha involontariamente catturato prodotti non leveraged come i semplici ETP e futures nella sua rete.

Questa decisione ha lasciato perplessi alcuni esperti del settore. Bradley Duke, chief strategist di ETC Group con sede a Londra, sottolinea il paradosso per cui gli investitori al dettaglio del Regno Unito possono scambiare direttamente token digitali tramite exchange cripto senza alcun controllo normativo, ma sono bloccati dall'investire in prodotti regolamentati come il loro Physical Bitcoin exchange traded commodity da 1 miliardo di dollari. Il contrasto è netto quando si guarda all'Europa continentale, che vanta 120 ETP cripto con 8,4 miliardi di euro di attività. La frustrazione di Duke è palpabile: agli investitori del Regno Unito viene negato l'accesso a canali di investimento regolamentati e più sicuri, mentre gli acquisti diretti di cripto più rischiosi rimangono non regolamentati.

Una dicotomia di progresso e protezione

La posizione attuale del Regno Unito è una danza complessa tra progresso e protezione. Da un lato, è lodevole che la FCA sia cauta, specialmente considerando la natura volatile delle criptovalute e i loro legami con la criminalità finanziaria. Ma dall'altro lato, sembra come guardare un genitore che non lascia andare il suo adolescente al ballo per paura che prenda un raffreddore. Andrew Prosser, head of investments presso InvestEngine, fa eco a questo sentimento, indicando che gli investitori del Regno Unito sono lasciati con opzioni meno sicure come l'acquisto di monete dagli exchange digitali, che presentano i propri problemi come la necessità di wallet digitali e il rischio di furto.

Hector McNeil, co-fondatore di HANetf, tocca un tasto sensibile con la sua visione equilibrata. Non difende l'accesso illimitato agli ETP cripto per i 9 milioni di investitori self-directed del Regno Unito, ma chiede un approccio più sfumato. McNeil confronta abilmente la situazione con lo scambio di prodotti inversi o leveraged, dove gli investitori sottopongono un test di idoneità. Il messaggio sottostante è chiaro: educare e regolamentare, piuttosto che bandire outright.

Nonostante questi argomenti, Jason Hollands di Bestinvest non tiene il fiato per un cambiamento nella posizione della FCA. Le preoccupazioni del regolatore sull'integrità del mercato cripto sottostante e sulla sua volatilità rimangono grandi ostacoli. Questo approccio protettivo, sebbene lodevole nel salvaguardare gli interessi degli investitori, spinge anche gli investitori del Regno Unito verso canali non regolamentati più rischiosi.

La battaglia isolata del Regno Unito nel regno degli ETF cripto dipinge un quadro di un paese intrappolato tra la sua ambizione di essere un hub cripto e il suo impegno per la protezione degli investitori. È un equilibrio delicato da raggiungere e, sebbene la cautela della FCA sia comprensibile, solleva anche domande su opportunità mancate in un panorama finanziario globale in rapida evoluzione. Il Regno Unito potrebbe non essere pronto ad abbracciare completamente gli ETF cripto ancora, ma mentre il mondo avanza, sarà interessante vedere per quanto tempo questa posizione può essere mantenuta senza rischiare di essere lasciati indietro.

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Jai Hamid

Jai Hamid

Jai Hamid si occupa di criptovalute, mercati azionari, tecnologia, economia globale ed eventi geopolitici che influenzano i mercati da 6 anni. Ha collaborato con pubblicazioni focalizzate sulla blockchain, tra cui AMB Crypto, Coin Edition e CryptoTale, per analisi di mercato, grandi aziende, regolamentazione e tendenze macroeconomiche. Si è formata presso la London School of Journalism e ha condiviso tre volte le sue analisi sui mercati delle criptovalute su una delle principali reti televisive dell'Africa.

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