La solitaria battaglia degli ETF crittografici del Regno Unito tra accettazione globale

- Il Regno Unito rimane uno dei pochi grandi mercati globali che non approva l'accesso al dettaglio agli ETF sulle criptovalute, nonostante la loro diffusa accettazione a livello globale.
- La Financial Conduct Authority (FCA) del Regno Unito ha vietato la vendita al dettaglio di derivati legati alle criptovalute, compresi gli ETF, citando i rischi derivanti da prodotti ad alta leva finanziaria.
- Gli esperti del settore criticano la posizione del Regno Unito, sottolineando l'incoerenza nel consentire il trading diretto di criptovalute e nel vietare i prodotti di investimento in criptovalute regolamentati.
Il panorama finanziario del Regno Unito assomiglia sempre più a un vecchio pub in una città fantasma, soprattutto per quanto riguarda i prodotti negoziati in borsa (ETP) sulle criptovalute. Mentre paesi di tutto il mondo, inclusi i soliti noti come l'Europa, l'Australia, il Brasile, il Canada e, più recentemente, gli Stati Uniti, aprono le braccia agli ETF sulle criptovalute, il Regno Unito rimane in disparte, quasi come se temesse di essere contagiato dalla "febbre delle criptovalute". La situazione diventa ancora più ironica se si considera che il Primo Ministro Rishi Sunak ha promosso il Regno Unito come paradiso delle criptovalute. Nonostante il suo sostegno a un quadro normativo che favorisca il settore delle criptovalute in Gran Bretagna, il Regno Unito si rifiuta categoricamente di permettere anche ai piccoli investitori di cimentarsi con gli ETP sulle criptovalute quotati all'estero.
Questa peculiare posizione del Regno Unito diventa lampante con l'ingresso trionfale di 10 ETF spot bitcoin a Wall Street, gestiti da nomi di spicco del mondo finanziario come BlackRock, Invesco e Fidelity. Questa mossa non solo evidenzia l'allontanamento del Regno Unito dai centri finanziari globali, ma mette anche in luce la sua riluttanza a evolversi al passo con i tempi.
La camminata sul filo del rasoio della FCA
L'origine di questa freddezza nei confronti delle criptovalute tracal 2021, quando la Financial Conduct Authority (FCA) del Regno Unito ha chiuso la porta alla vendita di derivati legati alle criptovalute, compresi i prodotti negoziati in borsa, agli investitori al dettaglio. Le loro preoccupazioni si concentravano principalmente sui prodotti con leva finanziaria cometracper differenza, che offrono una leva finanziaria sbalorditiva di 100 volte su bitcoin, un token già noto per la sua natura da montagne russe. Tuttavia, questo divieto ha inavvertitamente coinvolto prodotti senza leva finanziaria come gli ETP e i futures semplici.
Questa decisione ha sconcertato alcuni esperti del settore. Bradley Duke, capo stratega di ETC Group, con sede a Londra, sottolinea il paradosso per cui gli investitori al dettaglio del Regno Unito possono negoziare token digitali direttamente tramite exchange di criptovalute senza alcun controllo normativo, ma non possono investire in prodotti regolamentati come il loro Bitcoin fisico da 1 miliardo di dollari, scambiato in borsa. Il contrasto è netto se si considera l'Europa continentale, che vanta 120 ETP su criptovalute con 8,4 miliardi di euro di asset. La frustrazione di Duke è palpabile: agli investitori del Regno Unito viene negato l'accesso a canali di investimento regolamentati e più sicuri, mentre gli acquisti diretti di criptovalute, più rischiosi, rimangono non regolamentati.
Una dicotomia tra progresso e protezione
L'attuale posizione del Regno Unito è una complessa danza di progresso e protezione. Da un lato, è lodevole la cautela della FCA, soprattutto considerando la natura volatile delle criptovalute e il loro legame con la criminalità finanziaria. Ma dall'altro, è come guardare un genitore che non lascia andare il figlio adolescente al ballo di fine anno per paura che prenda un raffreddore. Andrew Prosser, responsabile degli investimenti di InvestEngine, condivide questo sentimento, sottolineando che gli investitori del Regno Unito si trovano di fronte a opzioni meno sicure, come l'acquisto di criptovalute da exchange digitali, che comportano una serie di problemi, come la necessità di portafogli digitali e il rischio di furto.
Hector McNeil, co-fondatore di HANetf, coglie nel segno con la sua visione equilibrata. Non sostiene l'accesso illimitato agli ETP crittografici per i 9 milioni di investitori autonomi del Regno Unito, ma auspica un approccio più articolato. McNeil paragona opportunamente la situazione al trading di prodotti inversi o con leva finanziaria, in cui gli investitori vengono sottoposti a un test di idoneità. Il messaggio di fondo è chiaro: educare e regolamentare, piuttosto che vietare del tutto.
Nonostante queste argomentazioni, Jason Hollands di Bestinvest non tarderà ad accettare un cambiamento nella posizione della FCA. Le preoccupazioni dell'autorità di regolamentazione circa l'integrità del mercato delle criptovalute sottostante e la sua volatilità rimangono ostacoli importanti. Questo approccio protettivo, pur essendo encomiabile nel salvaguardare gli interessi degli investitori, spinge anche gli investitori del Regno Unito verso percorsi più rischiosi e non regolamentati.
La battaglia isolata del Regno Unito nel mondo degli ETF sulle criptovalute dipinge il quadro di un Paese intrappolato tra l'ambizione di diventare un hub delle criptovalute e il suo impegno per la tutela degli investitori. È un equilibrio delicato da trovare e, sebbene la cautela della FCA sia comprensibile, solleva anche interrogativi sulle opportunità mancate in un panorama finanziario globale in rapida evoluzione. Il Regno Unito potrebbe non essere ancora pronto ad abbracciare pienamente gli ETF sulle criptovalute, ma con l'avanzare del mondo, sarà interessante vedere per quanto tempo questa posizione potrà essere mantenuta senza rischiare di rimanere indietro.
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Jai Hamid
Jai Hamid si occupa di criptovalute, mercati azionari, tecnologia, economia globale ed eventi geopolitici che influenzano i mercati da sei anni. Ha collaborato con pubblicazioni specializzate in blockchain, tra cui AMB Crypto, Coin Edition e CryptoTale, realizzando analisi di mercato, reportage su importanti aziende, normative e tendenze macroeconomiche. Ha frequentato la London School of Journalism e ha condiviso per tre volte le sue analisi sul mercato delle criptovalute su una delle principali emittenti televisive africane.
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