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Rapporto: la Signature Bank avrebbe riciclato milioni prima del suo crollo

DiJai HamidJai Hamid 2 min di lettura
Signature Bank ha riciclato milioni prima del suo crollo

Signature Bank ha riciclato milioni prima del suo crollo

  • Signature Bank era sotto indagine per le sue operazioni con clienti cripto prima che venisse improvvisamente sequestrata.
  • Le indagini si sono concentrate sul potenziale riciclaggio di denaro attraverso l'apertura di conti e le transazioni.
  • La banca e il suo personale non sono stati accusati di alcun illecito, ma è stato presentato un ricorso legale contro di essa.

L’improvvisa chiusura della Signature Bank ha scosso l’intero settore finanziario. È emerso che i regolatori statunitensi stavano indagando sulle operazioni della banca con i clienti del settore cripto prima del sequestro avvenuto nel weekend.

Fonti anonime a conoscenza della questione riferiscono che il Dipartimento di Giustizia e la Securities and Exchange Commission stavano esaminando se la banca con sede a New York avesse adottato misure adeguate per prevenire potenziali riciclaggi di denaro, scrutinando le aperture dei conti e monitorando le transazioni per individuare segni di attività criminale.

Indagini sui presunti illeciti della Signature Bank

La Signature Bank era nota per il suo approccio favorevole alle criptovalute, prestando denaro a imprese del settore degli asset digitali e facilitando le transazioni cripto-fiat tramite la sua rete Signet.

Nonostante ciò, i suoi presunti illeciti erano sotto indagine prima della sua improvvisa chiusura, rendendola la terza banca a chiudere in una settimana e il terzo più grande fallimento bancario nella storia degli Stati Uniti.

Nonostante le indagini, alla Signature Bank, al suo personale e ai dirigenti non sono state contestate colpe. È stato presentato un ricorso collettivo contro la banca e i suoi ex dirigenti, che li accusa di aver affermato che la banca era finanziariamente solida solo pochi giorni prima della sua chiusura.

I regolatori negano l’accesso bancario alle aziende cripto

Gli addetti ai lavori suggeriscono che la chiusura della Signature Bank sia parte di una tendenza dei regolatori a negare l’accesso bancario alle aziende cripto.

Sebbene il Dipartimento dei Servizi Finanziari di New York abbia negato che la decisione di chiudere la banca avesse a che fare con le criptovalute, gli addetti ai lavori puntano l’indice su recenti dichiarazioni dei regolatori che indicano un divieto de facto di trattare con tutte le aziende cripto.

La chiusura della Signature Bank ha colto di sorpresa molti, inclusi coloro che vi lavoravano. Il suo approccio favorevole alle criptovalute le aveva guadagnato la reputazione di leader nel settore.

Tuttavia, le indagini e la successiva chiusura hanno evidenziato le sfide che le aziende cripto affrontano nell’accesso ai servizi finanziari tradizionali.

Non è chiaro quando siano iniziate le indagini e quale effetto, se presente, abbiano avuto sulla recente decisione dei regolatori dello stato di New York di chiudere la banca.

Nonostante l’incertezza, la chiusura della Signature Bank ha inviato un messaggio chiaro: i regolatori stanno osservando più da vicino le attività legate alle criptovalute e sono disposti ad agire se ritengono che esistano rischi di riciclaggio di denaro o altre attività finanziarie illecite.

La chiusura della Signature Bank ha sollevato preoccupazioni riguardo all’accesso che le aziende cripto hanno ai servizi finanziari tradizionali. Resta da vedere se altre banche seguiranno le sorti della Signature Bank, ma è chiaro che i regolatori stanno scrutinando attentamente il settore e sono disposti ad agire se necessario.

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Jai Hamid

Jai Hamid

Jai Hamid si occupa di criptovalute, mercati azionari, tecnologia, economia globale ed eventi geopolitici che influenzano i mercati da 6 anni. Ha collaborato con pubblicazioni focalizzate sulla blockchain, tra cui AMB Crypto, Coin Edition e CryptoTale, per analisi di mercato, grandi aziende, regolamentazione e tendenze macroeconomiche. Si è formata presso la London School of Journalism e ha condiviso tre volte le sue analisi sui mercati delle criptovalute su una delle principali reti televisive dell'Africa.

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