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L'ufficio fiscale dell'India avvia il dialogo con il settore crypto per istituire un regime fiscale

DiHannah CollymoreHannah Collymore 3 min di lettura
  • L'autorità fiscale indiana, la CBDT, ha richiesto alle piattaforme crypto il loro contributo sulla nuova legge indiana sulle VDA.
  • I punti chiave includono l'imposta piatta del 30% sui guadagni crypto, la ritenuta alla fonte (TDS) dell'1% su ogni transazione, l'impossibilità di compensare le perdite e la riluttanza delle banche a supportare conti legati al crypto.
  • L'India sta esplorando una normativa completa e l'allineamento globale nell'ambito del quadro di reporting per asset crypto dell'OCSE.

L'ufficio fiscale dell'India, la Central Board of Direct Taxes CBDT, si è rivolto alle piattaforme di criptovalute con domande sulla chiarezza normativa. Questo è un impegno serio da parte dell'autorità fiscale dell'India per affinare il suo approccio al settore.

L'organismo fiscale dell'India si è rivolto formalmente alle piattaforme di criptovalute e ai giocatori del settore per valutare se il paese richieda una nuova legge completa sulle attività digitali virtuali (VDA).

In un questionario dettagliato diffuso all'inizio di agosto, la Central Board of Direct Taxes (CBDT) ha chiesto feedback sulle norme fiscali, sulla chiarezza normativa e sui fattori che spingono le aziende crypto verso giurisdizioni estere.

L'autorità fiscale dell'India si impegna formalmente con l'industria crypto

Questo è il primo passo concreto dell'India verso la riconsiderazione del suo approccio alle attività digitali. Finora, il paese ha imposto una tassazione pesante sul settore e lo ha afflitto da incertezza normativa. Anche la Reserve Bank of India (RBI) è stata scettica riguardo alle criptovalute.

Le domande della CBDT includono se dovrebbe essere formulata una legge dedicata alle VDA e, in tal caso, quale agenzia dovrebbe essere responsabile della sua supervisione. Le opzioni menzionate includono la Securities and Exchange Board of India (SEBI), la RBI, il Ministero dell'Elettronica e della Tecnologia dell'Informazione (MeitY) o l'Unità di Intelligence Finanziaria (FIU-IND).

Alle piattaforme crypto è stato anche chiesto se l'attuale imposta del 1% trattenuta alla fonte (TDS) su ogni operazione sia troppo alta, quale potrebbe essere il tasso ideale e se i trader dovrebbero essere autorizzati a compensare le perdite VDA per creare un quadro fiscale più equo.

Attualmente, il reddito derivante dai guadagni crypto è tassato a un'aliquota fissa del 30%, che è molto più alta delle plusvalenze sulle azioni, mentre le perdite dalle operazioni non possono essere compensate contro i profitti. Questa combinazione ha compresso la liquidità nel mercato e ha lasciato molti trader a guardare all'estero, in paesi come Dubai, per condizioni più favorevoli. Anche diverse banche sono riluttanti a fornire conti collegati al trading crypto.

La chiarezza normativa potrebbe essere in arrivo

Gli scambi sono stati invitati a confrontare il regime fiscale e di conformità dell'India con altre principali giurisdizioni e a valutare come l'aliquota fissa del 30% e le regole TDS abbiano impattato l'attività di mercato, la liquidità e il comportamento degli utenti.

Una delle preoccupazioni più pressanti riguarda l'implementazione pratica del TDS. La CBDT ha chiesto alle piattaforme di dettagliare le sfide nell'identificare lo status di residenza delle controparti, nella valutazione delle VDA ai fini fiscali e nella segnalazione delle operazioni al sistema di elaborazione del dipartimento delle imposte sul reddito. Ha anche chiesto se dovrebbe essere applicato un trattamento diverso ai market maker, ai trader al dettaglio e agli investitori istituzionali.

Negli ultimi due anni, alcune borse indiane hanno iniziato a offrire prodotti come futures sulle criptovalute e, più recentemente, opzioni, dove l'onere della ritenuta alla fonte (TDS) è inferiore. Il questionario del CBDT solleva la questione se esista una sufficiente chiarezza legale riguardo a tali derivati e transazioni transfrontaliere, e se la definizione di "asset digitali virtuali" stessa necessiti di un affinamento.

Alle piattaforme è stato chiesto se sono pronte per il nuovo Crypto-Asset Reporting Framework (CARF) dell'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OECD), che mira a standardizzare gli obblighi di segnalazione transfrontalieri per prevenire l'evasione fiscale e il riciclaggio di denaro. L'India è stata una partecipante vocale nei forum globali come il G20, dove ha sostenuto che la regolamentazione delle attività digitali deve essere perseguita collettivamente piuttosto che unilateralmente.

Secondo Purushottam Anand, avvocato e fondatore dello studio legale blockchain Crypto Legal, l'India è probabile che si muova verso un quadro normativo completo nel prossimo anno. Ha utilizzato il documento di sintesi del G20, la comunicazione del Finance Track e la recente decisione della Commissione Parlamentare Permanente per le Finanze di esaminare in dettaglio gli VDA come indicatori che il governo potrebbe presto introdurre una legislazione.

"L'India ha costantemente sottolineato che la regolamentazione o il divieto possono essere efficaci solo con una significativa collaborazione internazionale", ha notato.

A livello globale, la maggior parte delle economie principali ha optato per regimi di regolamentazione piuttosto che divieti assoluti sulle criptovalute. La Cina rimane l'unica economia principale a mantenere un divieto generalizzato.

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Hannah Collymore

Hannah Collymore

Hannah è una scrittrice e redattrice con quasi un decennio di esperienza nella scrittura di blog e nella copertura di eventi nel settore delle criptovalute. Presso Cryptopolitan, Hannah contribuisce alla pagina delle notizie, riportando e analizzando gli ultimi sviluppi nei settori DeFi, RWA, regolamentazione crypto, intelligenza artificiale e tecnologie emergenti. Si è laureata all'Arcadia University con una laurea in Amministrazione Aziendale.

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