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La Camera di Commercio Digitale presenta un amicus curiae nel caso SEC-Coinbase

DiJai HamidJai Hamid
Tempo di lettura: 2 minuti.
La Camera di Commercio Digitale presenta un amicus curiae nel caso Coinbase della SEC
  • La Camera di commercio digitale è intervenuta nel caso SEC contro Coinbase presentando una memoria amicus curiae.
  • La loro posizione è quella di contestare l'approccio normativo della SEC nei confronti del settore delle risorse digitali senza un adeguato supporto legislativo.
  • La Camera è stata attiva nel promuovere la chiarezza normativa e la conformità nel settore delle criptovalute, collaborando anche con la SEC attraverso alcune iniziative.

Le linee di battaglia nell'universo delle criptovalute si sono ridefinite ancora una volta. Questa volta, la Camera di Commercio Digitale si lancia a capofitto nella mischia, determinata a porre fine a quella che percepisce come della SEC nel settore degli asset digitali.

La mossa audace della Camera di Commercio Digitale

Difendendo con fermezza la frontiera digitale, la Camera di commercio digitale ha recentemente avviato una memoria di amicus curiae nel controverso caso SEC contro Coinbase.

Il loro obiettivo è chiarissimo: contrastare il tentativo della SEC di esercitare il suo potere normativo sul fiorente settore delle risorse digitali senza un chiaro mandato da parte dei legislatori.

La Camera non è solo un gruppo di pressione. Ha guidato una miriade di iniziative orientate alla conformità. Tra queste, la Blockchain Alliance brilla di luce propria, impegnata attivamente nella lotta contro gli usi illeciti della blockchain dal 2015.

Con una clientela che si vanta della stessa SEC, non sono estranei alla danza normativa.

La loro formidabile rete, la Token Alliance, collabora con oltre 400 opinion leader del settore, creando strumenti e risorse su misura sia per i decisori politici che per gli addetti ai lavori, mentre si muovono nella volatile economia dei token.

La posizionematic della SEC sulle risorse digitali

Questa causa SEC-Coinbase è l'ultima di quella che sembra essere la spietata campagna della SEC contro le valute digitali, che le si chiami criptovalute, token o semplicemente cripto.

Da secoli, o almeno così sembra nell'era digitale frenetica, gli esperti del settore implorano la SEC di fare un po' di chiarezza.

Hanno chiesto a gran voce di individuare la sottile linea di demarcazione tra quali asset digitali sono considerati titoli e quando aziende come Coinbase, che gestiscono vari asset digitali, devono registrarsi ufficialmente.

Eppure, anziché collaborare con un settore all'avanguardia nell'innovazione, la SEC sembra privilegiare ambiguità e manovre autoritarie. Gli operatori del settore si ritrovano in difficoltà, a chiedersi costantemente se saranno loro il prossimo bersaglio nel mirino della SEC.

L'approccio casuale della SEC, che la vede più desiderosa di mostrare i muscoli che di fare chiarezza, ha frustrato molti.

Coinbase, sfidando defidecisione questo status quo, mette in discussione l'affermazione della SEC secondo cui alcune attività digitali sono assimilabili a "tracdi investimento" ai sensi delle leggi sui titoli.

Per fare un'analogia, l'argomentazione presentata si basa sulla possibilità di equiparare un singolo token digitale a un titolo, proprio come un'arancia non può essere considerata un titolo, anche se fa parte di un vasto aranceto.

È interessante notare che due recenti sentenze, una riguardante Ripple Labs e l’altra Terraform Labs, rafforzano questa prospettiva, separando le attività digitali dalla nozione di “tracdi investimento”

Non si tratta solo di speculazioni di mercato o di complessi portafogli di investimento. Le risorse digitali si sono integrate perfettamente nel tessuto dell'economia globale e della finanza americana.

I cittadini comuni ora fanno affidamento sugli asset digitali, non solo per il trading ma anche per le normali attività finanziarie. La posizione sconcertante della SEC non sta solo bloccando la crescita del settore, ma sta anche influenzando milioni di americani che hanno integrato gli asset digitali nella loro vita quotidiana.

E poiché lo spirito imprenditoriale americano è soffocato da questa nebbia normativa, molte startup stanno optando per lidi più amichevoli.

Ora, la domanda da un milione di dollari (o dovremmo dire da un miliardo di dollari) è: la SEC può, da sola e arbitrariamente, decidere il destino del settore degli asset digitali statunitense? Le discussioni in corso al Congresso, soprattutto alla luce della sentenza Ripple , suggeriscono il contrario.

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