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Il Giappone mantiene un approccio conservativo agli ETF cripto

DiJai HamidJai Hamid 3 min di lettura
Il Giappone mantiene un approccio conservativo agli ETF cripto
  • I regolatori giapponesi rimangono cauti, rinviando l'approvazione degli ETF su criptovalute, mentre altri mercati procedono.
  • Gli ETF su criptovalute in Giappone potrebbero portare importanti benefici fiscali, riducendo le aliquote dal 55% al 20%, ma il governo non è ancora pronto a apportare le modifiche necessarie.
  • Scandali passati nel settore delle criptovalute rendono il Giappone prudente; sebbene alcune aziende si stiano preparando per gli ETF su criptovalute, l'approvazione normativa sembra ancora lontana.

Il Giappone non è ancora pronto ad approvare Bitcoin o qualsiasi altro exchange-traded fund (ETF) cripto, nonostante mercati globali come Australia, Stati Uniti e Hong Kong stiano procedendo con i propri.

Il paese è noto per le sue ambizioni di guidare il settore cripto, ma i regolatori rimangono cauti, specialmente al Ministero delle Finanze. Chiamatelo PTSD da Mt. Gox, ma sono ora scettici sulle criptovalute in generale.

Oki Shiozawa, di Sumitomo Mitsui Trust Asset Management, ha detto che sembra quasi impossibile convincere le autorità finanziarie giapponesi ad aprire la porta agli ETF cripto anytime soon.

La regolamentazione rimane rigida. L'Agenzia dei Servizi Finanziari (FSA), che approva i prodotti finanziari, è molto conservatrice.

Vantaggi fiscali che spingono per il cambiamento

Gli ETF cripto offrono enormi vantaggi fiscali. Gli investitori cripto in Giappone affrontano un alto carico fiscale—fino al 55% sugli investimenti cripto generali. Questi profitti sono trattati come reddito occasionale.

Se le criptovalute ETF fossero consentite, cadrebbero sotto l'imposta sulle plusvalenze, che ha un massimo di circa il 20%. Il cambiamento incoraggerebbe più investitori a partecipare, poiché gli ETF hanno anche vantaggi fiscali come il carry forward delle perdite.

Una cosa che trattiene il Giappone indietro è la sua storia di grandi scandali cripto. Incidenti come il crollo di Mt. Gox nel 2014, che ha cancellato centinaia di milioni di dollari in Bitcoin, ha lasciato il segno.

Un altro scandalo ha coinvolto DMM, approfondendo ulteriormente la sfiducia. Questi eventi hanno creato un'atmosfera cauta tra regolatori e investitori.

Le family office e le società di venture capital corporate potrebbero essere pronte a procedere con gli ETF cripto, ma i tradizionali gestori patrimoniali e le istituzioni finanziarie giapponesi probabilmente non lo faranno, almeno per un lungo periodo.

Alcune aziende si preparano per il futuro

Nonostante questo lento progresso, alcune aziende si stanno preparando per l'approvazione finale degli ETF in Giappone. Franklin Templeton e SBI Holdings hanno annunciato a luglio che si stanno unendo per creare una joint venture di asset digitali che includerà lo sviluppo di ETF cripto.

SBI ha già stretto partnership con Man Group, con sede nel Regno Unito, e con KKR, società di private equity statunitense, per progetti simili. Nomura, un importante gruppo di servizi finanziari giapponese, ha inoltre creato una sussidiaria dedicata a criptovalute.

Il Giappone ha una storia di adozione precoce delle criptovalute. È stato uno dei primi paesi a regolamentare gli scambi attraverso la sua Payment Services Act (PSA) nel 2016. La legge ha riconosciuto le criptovalute come attività e ha imposto agli scambi di registrarsi presso la FSA, per una maggiore sicurezza e protezione dei consumatori.

Ulteriori regolamentazioni sono state introdotte nel 2018, con la formazione della Japan Virtual and Crypto-assets Exchange Association (JVCEA), un organismo di autoregolamentazione per rafforzare la supervisione.

Nel 2019 sono state approvate ulteriori riforme, inasprendo ulteriormente le regolamentazioni sugli scambi di criptovalute. Entro il 2022, le nuove misure si sono concentrate sul miglioramento dello stoccaggio delle attività e sui requisiti di capitale per gli scambi.

Le criptovalute sono ancora accettate come mezzo di pagamento da molti commercianti nel paese (circa 100.000 imprese).

Il mercato delle criptovalute in Giappone in 2024

Il mercato delle criptovalute giapponese è rimasto resiliente nonostante le fluttuazioni globali. I volumi di trading spot sugli scambi hanno mostrato forza.

Nell'anno fiscale 2022, i volumi di trading spot hanno raggiunto circa 28,5 miliardi di yen giapponesi, mentre il trading con leva è salito a 97,4 trilioni di yen prima di diminuire. Alla fine del 2023, sono stati segnalati nel paese circa 3,7 milioni di account cripto attivi.

I profitti delle criptovalute sono tassati con aliquote che vanno dal 15% al 55%, a seconda dei livelli di reddito. L'aliquota più alta si applica agli utili superiori a 200.000 yen (1.377 $). In confronto, i profitti azionari sono tassati con un'aliquota massima del 20%. Ciò ha innescato richieste di riforma fiscale all'interno della comunità cripto giapponese.

A settembre, la FSA ha proposto una riforma fiscale per ridurre le aliquote fiscali sulle criptovalute a partire dall'anno fiscale 2025. Questa proposta tratterà le criptovalute in modo più simile alle attività finanziarie tradizionali.

Il sostegno politico a questo cambiamento è in crescita. Yuichiro Tamaki, il leader del Partito Democratico per il Popolo, si è impegnato a ridurre le tasse sulle criptovalute al 20% se eletto.

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Dichiarazione di responsabilità. Le informazioni fornite non costituiscono consigli di trading. Cryptopolitan.com non si assume alcuna responsabilità per eventuali investimenti effettuati sulla base delle informazioni fornite in questa pagina. Si consiglia vivamente di effettuare ricerche indipendenti e/o consultare un professionista qualificato prima di prendere qualsiasi decisione di investimento.

Jai Hamid

Jai Hamid

Jai Hamid si occupa di criptovalute, mercati azionari, tecnologia, economia globale ed eventi geopolitici che influenzano i mercati da 6 anni. Ha collaborato con pubblicazioni focalizzate sulla blockchain, tra cui AMB Crypto, Coin Edition e CryptoTale, per analisi di mercato, grandi aziende, regolamentazione e tendenze macroeconomiche. Si è formata presso la London School of Journalism e ha condiviso tre volte le sue analisi sui mercati delle criptovalute su una delle principali reti televisive dell'Africa.

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