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Secondo la BRI, l'incoerenza nelle normative sta uccidendo le stablecoin

DiJai HamidJai Hamid
Tempo di lettura: 2 minuti.
Secondo la BRI, l'incoerenza nelle normative sta uccidendo le stablecoin
  • La Banca dei regolamenti internazionali avverte che le normative incoerenti nelle diverse giurisdizioni ostacolano il potenziale delle stablecoin.
  • Le diverse politiche globali sulle stablecoin creano un panorama giuridico frammentato, complicando la loro integrazione nel sistema finanziario.
  • Le raccomandazioni di enti come il Financial Stability Board mirano ad armonizzare la regolamentazione, ma incontrano difficoltà di attuazione.
  • I paesi hanno regole diverse in materia di licenze: alcuni richiedono alle istituzioni finanziarie tradizionali di emettere stablecoin, mentre altri necessitano di licenze specifiche per le criptovalute.

La Banca dei Regolamenti Internazionali ha recentemente sottolineato l'urgente necessità di una regolamentazione più snella delle stablecoin a livello globale. Secondo la loro ampia indagine, condotta in 11 diverse regioni, la frammentazione delle leggi attuali rappresenta un ostacolo importante all'integrazione delle stablecoin nel sistema finanziario internazionale. La Banca ha addirittura definito la situazione "urgente", evidenziando come, pur essendo le stablecoin estremamente promettenti, la diversità del quadro normativo costituisca più un ostacolo che un vantaggio.

Un mosaico normativo: un enigma globale

I decisori politici globali, come il Financial Stability Board e vari organismi di normazione, sono stati davvero molto impegnati. Negli ultimi anni, hanno sviluppato i loro quadri normativi specificamente rivolti alle criptovalute, comprese le stablecoin. Ad esempio, proprio lo scorso luglio, l'FSB ha presentato una serie di raccomandazioni di alto livello incentrate sulla regolamentazione, la supervisione e il controllo delle attività e dei mercati delle criptovalute.

Le diverse giurisdizioni hanno adottato approcci diversi per regolamentare queste criptovalute. Alcune, come quelle dell'Unione Europea, consentono alle banche di notificare alle autorità il lancio di stablecoin, mentre altre, come il Regno Unito, richiedono un'entità separata per l'emissione, al fine di mitigare il rischio e garantire la solvibilità.

Oltre a queste varianti, stanno emergendo due principali tipologie di licenza. La prima consente alle istituzioni finanziarie tradizionali di gestire le stablecoin secondo le normative finanziarie vigenti, mentre la seconda introduce una nuova categoria di licenza specifica per le criptovalute, che richiede agli emittenti una conformità dettagliata.

La spinta verso l'armonia èdent poiché molti Paesi si sforzano di raggiungere obiettivi coerenti: integrità del mercato, tutela dei consumatori, stabilità finanziaria e promozione dell'innovazione nei sistemi di pagamento. Tuttavia, la realtà rimane disomogenea, con ogni regione che stabilisce le proprie regole che a volte si sovrappongono, a volte si contraddicono e troppo spesso creano confusione.

Il diavolo è nei dettagli: licenze e standard di riserva

La concessione di licenze non è l'unico labirinto che gli emittenti di stablecoin devono affrontare. Anche la gestione delle riserve, essenziale per mantenere il valore della stablecoin al suo livello di ancoraggio, varia notevolmente. Queste riserve, cruciali per le promesse di rimborso fatte dagli emittenti, devono in genere essere costituite da cash o attività a basso rischio. Tuttavia, i dettagli, come la liquidità richiesta e la composizione di queste attività, possono variare significativamente da un paese all'altro.

Ad esempio, mentre alcune giurisdizioni potrebbero non specificare le tipologie di attività, altre, come l'UE, impongono una riserva cash minima. La verifica di queste riserve rappresenta un ulteriore livello di complessità, con requisiti di frequenza e approfondimento della rendicontazione che variano notevolmente da una regione all'altra. Alcuni paesi richiedono attestazioni mensili, altri si accontentano di controlli annuali e alcuni addirittura richiedono una rendicontazione immediata dopo la verifica.

Inoltre, gli emittenti di stablecoin devono far fronte a una serie di requisiti normativi in ​​merito alla loro condotta operativa. Dalla governance e gestione del rischio alla tecnologia e alla sicurezza informatica, gli standard sono tanto diversi quanto rigorosi. In particolare, le aspettative si estendono ai controlli e alle procedure interne che garantiscono la liquidità, gestiscono i rischi operativi e prevengono reati finanziari come il riciclaggio di denaro.

Le implicazioni pratiche di questi diversi requisiti sono significative. Non solo influenzano le modalità di emissione e gestione delle stablecoin, ma incidono anche sulla fiducia del pubblico in questi asset. La mancanza di informazioni coerenti sulla qualità delle riserve, ad esempio, può portare a incertezza e instabilità, minacciando l'essenza stessa di ciò che rende le stablecoin "stabili"

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Jai Hamid

Jai Hamid

Jai Hamid si occupa di criptovalute, mercati azionari, tecnologia, economia globale ed eventi geopolitici che influenzano i mercati da sei anni. Ha collaborato con pubblicazioni specializzate in blockchain, tra cui AMB Crypto, Coin Edition e CryptoTale, realizzando analisi di mercato, reportage su importanti aziende, normative e tendenze macroeconomiche. Ha frequentato la London School of Journalism e ha condiviso per tre volte le sue analisi sul mercato delle criptovalute su una delle principali emittenti televisive africane.

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