Nell'ultima svolta degli eventi, il governo palestinese sta valutando l'uso di criptovalute per sostituire lo shekel israeliano. I media locali inglesi riportano che il Primo Ministro palestinese Mohammad Shtayyeh ha confermato la notizia.
Intervenendo alla cerimonia di apertura del Palestine Center for Computer Emergency Response (PCCER), ha affermato che il suo governo utilizzerà ogni mezzo disponibile per garantire la libertà del popolo palestinese e della sua economia.
Shtayyeh è salito al potere con l'obiettivo di trasformare l'economia palestinese edent dallo shekel, nonostante in Palestina siano in circolazione circa venticinque miliardi di shekel, ovvero circa sette miliardi di dollari (7 miliardi di dollari). Questo è stato anche l'argomento del suo discorso di apertura nell'aprile 2019.
Perché la Palestina usa lo shekel israeliano?
La Palestina è vincolata allo shekel israeliano sin dal protocollo di Parigi, firmato nell'aprile del 1994.
Il protocollo concede all'Autorità monetaria palestinese (APM) lo status giuridico di banca e obbliga inoltre il Paese a utilizzare lo shekel israeliano per tutte le transazioni ufficiali.
La Palestina può rifiutare lo shekel?
Gli esperti, tuttavia, ritengono che lo shekel sia così radicato nel sistema economico palestinese che non è possibile eliminarlo completamente dalla Palestina.
Un rapporto di Al-Monitor spiega che oltre centosettantamila (170.000) palestinesi guadagnano i loro stipendi mensili in nuovi shekel israeliani, il che rappresenta circa l'ottanta percento del volume delle transazioni in shekel all'interno della Palestina.
D'altro canto, nonostante l'avvento di una moneta, la dipendenza economica è più profonda del semplice utilizzo di una valuta specifica.
criptovaluta in Palestina