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Il dollaro abbandonato mentre gli investitori puntano ai tassi di interesse massimi

DiJai HamidJai Hamid 3 min di lettura
Il dollaro abbandonato mentre gli investitori puntano ai tassi di interesse massimi

Il recente cambiamento nel mondo finanziario è chiaro come la luce del giorno: il potente dollaro sta perdendo il suo fascino. Gli investitori, cavalcando l'onda delle speculazioni secondo cui la maratona di rialzi dei tassi della Federal Reserve degli Stati Uniti si sta avvicinando alla fine, stanno liquidando rapidamente le loro posizioni in dollari.

Non si tratta solo di un'intuizione; è un trend supportato da dati freddi e concreti.

Cambiamenti nelle correnti dei mercati valutari

Nel corso del mese passato, i gestori patrimoniali hanno detto addio all'1,6% delle loro posizioni in dollari, il calo più ripido da novembre dell'anno precedente, secondo i rapporti di State Street.

Questa istituzione, che gestisce uno sbalorditivo 40 trilioni di dollari in attività, nota che questa ondata di vendite è iniziata proprio dopo che il mercato del lavoro statunitense ha mostrato segni di rallentamento all'inizio di novembre.

Questo flusso di vendite ha spinto il dollaro in una leggera discesa, segnando il suo peggior rendimento mensile in un anno. Gli analisti stanno prestando attenzione, suggerendo che questo potrebbe essere solo l'inizio di un movimento a lungo termine lontano dalle attività statunitensi.

Michael Metcalfe, il maestro della strategia macroeconomica presso State Street, sottolinea che le vendite recenti stanno annullando quella che lui definisce una posizione di "sovrappeso in dollari [degli Stati Uniti] insolitamente ampia". In termini semplici, gli investitori stanno ripensando la loro relazione d'amore con il dollaro.

Curiosamente, questo tipo di rapida marcia indietro dal dollaro è raro, verificandosi solo sei volte negli ultimi due decenni. L'ultima volta è stata proprio un anno fa, e ha portato l'indice del dollaro, che ne misura la forza contro altre sei valute, a subire un calo del 10% alla fine di gennaio.

Nonostante ciò, i gestori patrimoniali sembrano ancora avere un debole per il dollaro rispetto ad altre valute. Ma Metcalfe avverte che questo affetto persistente non significa che la debolezza del dollaro sia una fase passeggera.

Un anno a montagne russe per il dollaro

Torniamo all'anno scorso, quando il dollaro era il re indiscusso, sostenuto dai rialzi dei tassi della Fed. A un certo punto, l'indice del dollaro era salito di ben il 19%, arricchendo i fondi hedge che avevano scommesso pesantemente su di esso. Tuttavia, alla fine dell'anno, questa forza si era affievolita.

Passiamo a quest'anno e abbiamo visto il dollaro mostrare di nuovo i suoi muscoli, saltando oltre il 7% tra luglio e ottobre. La forza trainante? Dati economici solidi che hanno portato gli investitori a scommettere sul mantenimento di tassi elevati.

Ma, come spesso accade, la trama si è twistata. L'inflazione statunitense si è raffreddata più del previsto a ottobre, portando a un cambiamento nel sentiment degli investitori e lasciando l'indice del dollaro dove era iniziato quest'anno. Ora, i mercati dei futures scommettono su tagli dei tassi da parte della Fed entro settembre prossimo.

Reazioni globali e opportunità nei mercati emergenti

Attraverso il Pacifico, il ministero delle Finanze giapponese probabilmente sospira di sollievo. Con lo yen che ha toccato minimi quasi record contro il dollaro, la minaccia dell'inflazione era grande. Ma, mentre il dollaro si indebolisce, lo yen ha trovato stabilità, guadagnando circa il 1,5% a novembre.

Geoff Yu, stratega presso BNY Mellon, sottolinea che i loro clienti hanno abbandonato i dollari a un ritmo record quest'anno, preferendo valute come lo yen giapponese, il dollaro canadese e varie valute latinoamericane.

Questo trend al ribasso del dollaro è anche uno sviluppo benvenuto per i mercati emergenti. Un dollaro più debole alleggerisce il loro onere di rimborso dei debiti denominati in dollari e attira l'interesse degli investitori in questi mercati.

Ad esempio, l'indice delle azioni dei mercati emergenti di MSCI, sebbene sia rimasto indietro rispetto allo S&P 500 degli Stati Uniti, ha comunque registrato un rispettabile guadagno del 3% quest'anno.

Francesco Sandrini di Amundi offre una prospettiva interessante, prevedendo che la debolezza del dollaro persista, in parte a causa di una minore turbolenza tra Stati Uniti e Cina.

Tuttavia, nota un aspetto critico: il solito spostamento dai mercati sviluppati a quelli emergenti sembra un po' fuori equilibrio dall'inizio del conflitto Russia-Ucraina. C'è una crescente interesse per i mercati emergenti, ma è mescolato con incertezze geopolitiche.

In sostanza, la storia attuale del dollaro si legge come un thriller finanziario. Ha avuto i suoi momenti alti, alimentati dai rialzi dei tassi, e ora affronta un potenziale basso, stimolato da un cambiamento nella narrazione economica.

Mentre ci avventuriamo nel 2024, il viaggio del dollaro è tutt'altro che finito, ed è uno che investitori, economisti e paesi di tutto mondo osserveranno con il fiato sospeso.

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Jai Hamid

Jai Hamid

Jai Hamid si occupa di criptovalute, mercati azionari, tecnologia, economia globale ed eventi geopolitici che influenzano i mercati da 6 anni. Ha collaborato con pubblicazioni focalizzate sulla blockchain, tra cui AMB Crypto, Coin Edition e CryptoTale, per analisi di mercato, grandi aziende, regolamentazione e tendenze macroeconomiche. Si è formata presso la London School of Journalism e ha condiviso tre volte le sue analisi sui mercati delle criptovalute su una delle principali reti televisive dell'Africa.

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